Verso l’estinzione 8 tipi di pesci d’acqua dolce italiani!

ROMA

Lo stato di conservazione dei pesci d’acqua dolce italiani è critico. Ben 31 specie di pesci delle acque interne su 48 sono minacciate, rientrando nelle tre categorie di rischio dell’IUCN (Unione Mondiale della Conservazione). Tra queste ci sono sei specie endemiche e sei subendemiche, che cioè vivono solo o quasi in Italia. Le cause sono soprattutto le alterazioni degli habitat e l’introduzione di specie aliene. La denuncia è contenuta nel Piano d’Azione generale per la conservazione dei pesci d’acqua dolce italiani, curato dall’ esperto Sergio Zerunian per conto del Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica). Secondo lo studio, sono otto le specie sulle quali sarebbe necessario concentrare gli sforzi di conservazione: la Lampreda Padana, lo storione cobice, la trota macrostigma, il carpione del fibreno, la trota marmorata, il carpione del Garda, il Panzarolo, il Ghiozzo di ruscello. Queste otto specie infatti rientrano nelle prime due categorie di minaccia dell’IUCN («Minacciato in modo critico» o «Minacciato») e sono specie endemiche o subendemiche. Se si estinguessero in Italia, sarebbero estinte totalmente. «L’importanza faunistica dei pesci d’acqua dolce italiani - scrive Zerunian - non dipende tanto dal numero di specie (che come valore assoluto è relativamente modesto se confrontato con altri gruppi di vertebrati, come ad esempio gli uccelli) ma dall’alto numero di specie endemiche, 13, e subendemiche, 9». Le cause della scomparsa dei pesci d’acqua dolce sono quasi tutte riconducibili alle alterazioni o distruzioni degli habitat fluviali: trasformazioni dell’uso del suolo, opere di drenaggio e canalizzazioni, trasformazione di alcuni fiumi in canali navigabili, sbarramenti trasversali dei corsi d’acqua (dighe, chiuse), prelievi eccessivi e sprechi d’acqua per uso agricolo, industriale e civile, realizzazione di strutture, scarichi industriali e urbani, impianti di piscicoltura, pesca eccessiva e illegale, immissione deliberata o accidentale di specie aliene. L’immissione di specie straniere comporta molti problemi: inquinamento genetico, competizione diretta o indiretta con specie nostrane. Caso più eclatante quello del pesce siluro, voracissimo predatore proveniente dai grandi fiumi dell’Europa centrale e orientale che ha ormai colonizzato quasi tutta l’Italia settentrionale. Nei grandi fiumi come il Danubio può raggiungere i 2,5 metri e 300 kg. di peso, nel Po sono stati pescati numerosi esemplari superiori al quintale. Si nutre di grandi quantità di ciprinidi come cavedani, alborelle e triotti. Indagini effettuate in provincia di Rovigo hanno rilevato che questo gigante è presente in ogni corso d’acqua, costituisce il 27% del totale della biomassa ed è la specie più rappresentata. La femmina depone ogni anno 20-30.000 uova per ogni kg. di peso. «Sono almeno tre i casi documentati nelle acque dolci italiane in cui risultano danneggiate e minacciate specie endemiche: quello della Rovella e del Triotto in alcuni bacini dell’Italia centro-meridionale, quello del Ghiozzo di ruscello e Ghiozzo padano in alcuni corsi d’acqua dell’Italia centrale tirrenica, quello della Lasca e del Naso (Savetta)in Friuli Venezia Giulia». Tutti casi nei quali la prima specie ha in pratica portato vicino alla scomparsa la specie nostrana per competizione diretta. Alla base di queste presenze «straniere» gli errati ripopolamenti fatti per la pesca sportiva.

FONTE: la "Gazzetta del Mezzogiorno"